Press reviews:
“L’interpretazione rispecchia l’attitudine oggi piuttosto comune di coniugare lo studio delle fonti originali e l’assimilazione di alcuni tratti della prassi storicamente informata con un approccio attualizzante.”
“Grazie a un generoso ma intelligente ricorso al rubato, disegna l’arabesco della musica di Bach con una sensibile flessibilità che esprime, innanzi tutto nei Preludi, la freschezza di una prassi quasi improvvisatoria. Degna di nota è anche l’efficace accortezza nella soluzione esecutiva dei passaggi polifonici e, in generale, nella resa del contrappunto reale o virtuale che informa la scrittura di Bach per lo strumento solo.”
“All’impressione di freschezza sorgiva che si respira ascoltando la registrazione contribuisce infine in misura decisiva l’acuta capacità di ben diversificare i vari registri espressivi.”
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Cesare Fertonani on musicpaper.it.
Press reviews:
“Nel panorama concertistico contemporaneo, che esige specializzazioni quasi ascetiche, figure di poliedricità autentica sono tanto rare quanto preziose. Miriam Prandi appartiene a questa rara specie artistica, la cui visione musicale trascende i confini di un singolo strumento. Violoncellista e pianista di pari statura, ha saputo costruire un percorso artistico unico, fondato su un dialogo costante tra due anime strumentali che, nel suo approccio, non si limitano a coesistere ma si illuminano a vicenda.”
“La sua carriera è stata segnata da riconoscimenti di primo piano, come il Rahn Musikpreis, che l’ha proiettata verso debutti di assoluto prestigio sui palcoscenici internazionali: dalla Tonhalle di Zurigo con il Concerto di Dvorˇák, al Teatro alla Scala di Milano sotto la bacchetta di Vladimir Fedoseyev, fino a collaborazioni più recenti con orchestre come la NOSPR (Orchestra Nazionale della Radio Polacca) a Katowice.”
“Oggi, dopo intense esperienze formative che l’hanno vista membro del Delian Quartet e parte dell’ensemble MusicAeternadi Teodor Currentzis, Miriam Prandi giunge a un punto di sintesi e di matura introspezione con il suo primo grande progetto discografico in studio: l’integrale delle Suites per violoncello solo di Johann Sebastian Bach. Un monumento della letteratura musicale che, nella sua interpretazione, diventa specchio di una ricerca artistica profonda, onesta e coraggiosa.”
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Giulia Vozzoler on Musica.
Press reviews:
“Con questa incisione Miriam Prandi ha dunque affrontato uno dei capisaldi della letteratura del suo strumento – o meglio, di uno dei suoi strumenti, essendo questa musicista anche pianista – con una personalità sicuramente ben delineata, animando queste pagine attraverso un profilo interpretativo capace di coniugare una solida sicurezza strumentale a una vivace freschezza espressiva.”
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Alessandro Rigolli on giornaledellamusica.it
Press reviews:
“Giunge pertanto assai gradito questa nuova integrale, proposta dall’acclamata violoncellista Miriam Prandi: va subito detto che si tratta di un’esecuzione personalissima, tale da differenziarsi appieno sia rispetto a quelle impostate in modo tradizionale, sia rispetto a quelle attuate con una prassi storicamente informata.”
a“Di qui una visione d’insieme concepita effettivamente come una serie di intimi colloqui e, al tempo stesso, di paesaggi sonori, tesi a media-re il gusto e lo stile barocco con la sensibilità attuale, dando vita ad un itinerario di assoluto fascino per la varietà delle sfumature timbriche, delle ombreggiature, dei chiaroscuri, grazie all’inedita ricchezza e sottigliezza delle dinamiche (con pianissimi in certi casi al limite dell’udibile: si ascolti al riguardo quella sorta di monologo interiore costituito dalla Sarabanda della Suite in Do minore), alla scelta assai oculata delle soluzioni agogiche per ogni singolo movimento (adottando di volta in volta, e in certi casi, rallentamenti ed accelerazioni molto calibrati, oltre ad alcuni effetti d’eco) nell’ambito di soluzioni sostanzialmente condivisibili (anche se i Preludi e le Correnti, ad esempio, sono stati rese talvolta in modo più scorrevole del consueto, a differenza di alcune Allemande, generalmente più lente e raccolte).”
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Claudio Bolzan on Musica.
Press reviews:
“La Prandi si è presentata al pubblico con un’eccellente esecuzione della Suite per violoncello solo n. 6 di Johann Sebastian Bach, affrontata con grande sicurezza tecnica e con notevole consapevolezza stilistica. Le Suites bachiane rappresentano da sempre un banco di prova privilegiato per ogni violoncellista, un poco come le sinfonie di Ludwig van Beethoven per un direttore d’orchestra o i Notturni di Frédéric Chopin per un pianista: un repertorio.”
“La vera sorpresa della serata è arrivata però quando l’interprete ha deposto il violoncello per sedersi al pianoforte. Qui ha proposto una scelta di Sonate di Domenico Scarlatti: la Sonata in la maggiore K. 208, la Sonata in re maggiore K. 29, la Sonata in re maggiore K. 491 e la Sonata in fa minore K. 466. Anche in questo caso la Prandi ha dato prova di un talento non comune e di una sensibilità musicale che va ben oltre la padronanza tecnica dello strumento.”
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Lorenzi Giovati on classicamente.it.
The music and recording culture magazine "Musica" awards the album “Bach • Cello Suites" with 5 stars.
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La rivista di cultura musicale e discografica "Musica" premia con 5 stelle l'album "Bach • Cello Suites"
In the 2024/2025 season, Miriam Prandi performed as a soloist on the European tour with the MusicAeterna Orchestra under the direction of Teodor Currentzis, with concerts at the Auditorio Nacional in Madrid, the Palau de la Música in Valencia, the Verdi Festival at the Teatro Regio di Parma, and the Teatro Galli for the Sagra Musicale Malatestiana.
Press reviews:
“Incluso a la variación cuarta, Miriam Prandi, la solista, le aplicó un puntito de ironía que vino bien. Prandi lució un sonido bonito, de graves anchos, nobles y corpóreos, y agudos plenos y afinadísimos.”
“Even in the fourth variation, soloist Miriam Prandi added a subtle touch of irony that suited the music well. Prandi displayed a beautiful sound, with broad, noble, and full-bodied low notes, and upper registers that were rich and perfectly in tune.”
Daniel Martinez Babiloni on bachtrack.com
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“Miriam Prandi, capace di ricamare il tema e le otto variazioni con quell’esuberante brillantezza che abbiamo ritrovato anche nei tre bis - da Sollima a Bach.”
“Miriam Prandi, who shaped the theme and its eight variations with an exuberant brilliance, the same vitality she later displayed in her three encores, ranging from Sollima to Bach.”
Alessandro Rigolli on ilgiornaledellamusica.it
In the 2024/2025 season, she stepped in for Misha Maisky as the soloist in Dvořák’s Cello Concerto on the Italian tour with the Toscanini Philharmonic Orchestra, conducted by Andrey Boreyko.
Press reviews:
“Con il Concerto per violoncello e orchestra di Antonín Dvořák, Miriam Prandi ha avuto modo di mettere in luce, non solo il suo straordinario virtuosismo tecnico, ma anche una capacità interpretativa di rara profondità. Il capolavoro di Dvořák, con le sue linee melodiche cantabili e i passaggi virtuosistici spesso intrecciati con la voce dell’orchestra, ha trovato nella Prandi un’interprete sensibile e di talento. Dal lirismo struggente del primo movimento, passando per la dolce introspezione dell’Adagio, fino alla vitalità del Finale, la violoncellista ha saputo restituire una lettura intensa e ricca di sfumature. Il secondo movimento, in particolare, si è distinto per l’equilibrio tra l’intimità espressiva e una chiarezza tecnica impeccabile, che ha messo in risalto la cantabilità innata della partitura.”
“With Antonín Dvořák’s Concerto for Cello and Orchestra, Miriam Prandi was able to display not only her extraordinary technical virtuosity but also an interpretative depth of rare distinction.
Dvořák’s masterpiece, with its lyrical melodic lines and virtuosic passages often interwoven with the orchestra’s voice, found in Prandi a sensitive and deeply gifted interpreter.
From the heartfelt lyricism of the first movement, through the gentle introspection of the Adagio, to the vitality of the Finale, the cellist offered a reading both intense and rich in nuance.
The second movement, in particular, stood out for its balance between expressive intimacy and flawless technical clarity, highlighting the innate cantabile quality of the score.”
Lorenzo Giovati on classicamente.it